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Le lesioni che hanno provocato la morte di Renzo Paradisi sarebbero state causate durante la prima aggressione, avvenuta nella cucina-soggiorno, mentre appare meno probabile l’ipotesi di una seconda aggressione nel capannone. È quanto emerge dalla nuova perizia medico-legale depositata il 22 ottobre scorso nell’ambito del processo davanti alla Corte d’assise di Macerata a carico di Claudio Funari imputato per l’omicidio di Paradisi e il tentato omicidio della moglie Maria Antonietta Giacomozzi, aggrediti a Comunanza il 23 dicembre 2024.

La relazione, firmata dal professor Cristian D’Ovidio, ordinario di Medicina legale all’Università di Chieti, e dal neurochirurgo Piero Iovenitti, sarà discussa mercoledì mattina in aula a Macerata. L’approfondimento era stato disposto dai giudici lo scorso maggio, quando, a fronte delle contrastanti conclusioni dei consulenti di accusa e difesa, era stata rinviata la sentenza. Secondo i periti, il trauma mortale si sarebbe verificato nella cucina-soggiorno. Paradisi sarebbe poi riuscito a raggiungere il locale adiacente, come dimostrerebbero le tracce di sangue, prima di perdere conoscenza per il progressivo aggravamento delle emorragie cerebrali e dell’edema, favoriti anche dalla terapia antiaggregante che assumeva. Meno convincente, invece, la ricostruzione di una seconda aggressione nel capannone, con ripetuti colpi della testa contro il pavimento: la distribuzione degli ematomi non sarebbe compatibile con questa dinamica.

Le nuove conclusioni dovranno essere confrontate con quelle dei consulenti di parte: Pietro Alessandrini, per la Procura, aveva attribuito le lesioni mortali anche alla seconda fase dell’aggressione, mentre Piergiorgio Fedeli, per la difesa, aveva individuato il trauma fatale nella cucina. Una differenza rilevante anche ai fini della contestazione della premeditazione.

Il pm Umberto Monti, al termine della sua requisitoria ha chiesto per Funari la condanna all’ergastolo con isolamento diurno. La difesa, rappresentata dall’avvocato Olindo Dionisi, ha invocato per il suo assistito l’eccesso colposo di legittima difesa o, in subordine, la riqualificazione in omicidio preterintenzionale. Ora la Corte dovrà valutare i risultati della nuova perizia prima di pronunciare la sentenza. 

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