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«A dieci anni dal sisma, occorre impegnare ogni energia affinché la ricostruzione materiale avvenga nel minor tempo possibile, in sicurezza e in modo trasparente». È il messaggio chiaro e diretto che Papa Leone XIV ha rivolto ai rappresentanti dei Comuni delle zone terremotate del Centro Italia, ricevuti oggi in udienza in Vaticano in occasione del decennale del terremoto del 2016.
Un appuntamento particolarmente significativo per le Marche, che hanno partecipato all’incontro con la presenza di tutti i 138 Comuni del cratere marchigiano. Insieme ai sindaci e ai rappresentanti delle amministrazioni locali erano presenti anche il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, e il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, oltre ai rappresentanti delle altre Regioni, delle Province, della Struttura commissariale, degli Uffici speciali per la ricostruzione, ai prefetti e alle forze dell’ordine.
Nel suo intervento, il Santo Padre ha sottolineato come la speranza non possa restare una semplice attesa, ma debba tradursi in azioni concrete. «L’esempio dei santi ci ricorda che la speranza, perché non rimanga un semplice auspicio, ha bisogno anzitutto di risposte tangibili e urgenti», ha detto Leone XIV, richiamando la necessità di imprimere un’accelerazione al percorso di ricostruzione.
Il Pontefice ha poi allargato il discorso al significato più profondo della rinascita dei territori, prendendo spunto dalle figure bibliche di Neemia e del profeta Aggeo, protagonisti della ricostruzione di Gerusalemme. Un richiamo alla responsabilità condivisa tra autorità civili, religiose e cittadini, affinché la ripartenza non si limiti alla ricostruzione degli edifici, ma restituisca unità e prospettiva alle comunità.
«Non si può ricominciare, infatti, senza prima ricostruire ciò che dà senso e fondamento a una comunità. Altrimenti tutto rimane disunito e si sfalda», ha osservato il Papa, indicando la necessità di «ripartire dal centro, di ripartire da Dio, dalle persone, dal bene comune, dalle relazioni». Solo così, ha concluso, «la nostra speranza sarà fondata sulla roccia».
Parole che il commissario straordinario Guido Castelli ha accolto come un incoraggiamento a proseguire il lavoro per la rinascita dell’Appennino centrale. Castelli ha richiamato un passaggio delle parole pronunciate dal Santo Padre: «Coraggio, popolo tutto del paese, dice il Signore, e al lavoro, perché io sono con voi!».
«Con queste parole Papa Leone XIV ci ha consegnato oggi un incoraggiamento che porteremo nei nostri territori e nel lavoro di ogni giorno», ha dichiarato il commissario.
Castelli ha definito l’udienza un momento dal significato profondo e solenne, non soltanto per il decennale del terremoto, ma soprattutto per il valore di vicinanza alle popolazioni che ancora portano le ferite del sisma. Un’occasione di raccoglimento anche nel ricordo delle vittime e di riconoscimento del percorso compiuto dalle istituzioni e dalle comunità.
Il messaggio del Papa, ha sottolineato il commissario, richiama a una responsabilità precisa: «impegnare ogni energia per ricostruire nel minor tempo possibile, in sicurezza e con trasparenza», mantenendo uno sguardo capace di andare oltre le macerie e di immaginare il futuro delle comunità dell’Appennino centrale.
Perché ricostruire, ha evidenziato Castelli, non significa soltanto restituire le case a chi le ha perdute. Significa anche ricreare le condizioni affinché le persone possano tornare ad abitare i propri paesi, lavorare, crescere i figli, ritrovare luoghi di incontro e ricostruire quei legami sociali che rappresentano l’identità stessa dei territori.
«Grazie, Santo Padre. Le Sue parole sono uno sprone a proseguire con ancora maggiore determinazione, al servizio di queste terre e della loro gente», ha concluso Castelli.
La presenza in Vaticano di tutti i 138 Comuni del cratere marchigiano ha rappresentato un segnale di partecipazione e di unità istituzionale. A dieci anni dalle scosse che hanno profondamente segnato l’Appennino centrale, il richiamo di Leone XIV rimette al centro non soltanto la necessità di completare la ricostruzione materiale, ma anche quella di restituire futuro, relazioni e prospettive alle comunità che hanno scelto di continuare a vivere in queste terre.