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Ancona – Una posizione unita, ferma e senza esitazioni per fare piena luce sulle responsabilità politiche legate alla maxi inchiesta sulla ricostruzione post sisma nelle Marche.
È quella espressa questa mattina, nel corso di una conferenza stampa congiunta, dai gruppi assembleari di minoranza in Consiglio regionale. Con lo slogan e l’appello diretto «Acquaroli rispondi», i gruppi di opposizione hanno presentato un documento condiviso contenente dieci quesiti dettagliati rivolti al Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, sollecitando risposte immediate e trasparenti sulla gestione della vicenda.
«Alla luce della maxi-inchiesta giudiziaria sulla ricostruzione post-sisma emersa in quest’ultima settimana – afferma la capogruppo del Pd, Valeria Mancinelli - crediamo che il Consiglio regionale di domani a Muccia debba essere l’occasione per il presidente Acquaroli di rispondere alle domande che tanti nella nostra regione — cittadini, terremotati, imprese e giornalisti — si stanno facendo. Noi ne abbiamo preparate dieci, a cui ne seguiranno altre.
Perché questa vicenda non si gioca solo sul piano giudiziario, di cui si occupa la magistratura che accerterà eventuali reati, ma anche su quello delle responsabilità politiche. E sono tante, a partire da una che è sotto gli occhi di tutti: perché, come da lui stesso ammesso, quando ad Acquaroli sono giunte “voci” sul dubbio operato del suo capo di gabinetto, a cui sembrerebbe far riferimento un comitato d’affari che ha corrotto e si è fatto corrompere, che ha pilotato non solo la ricostruzione, ma ha tentato anche di condizionare gli appalti nella sanità, di fatto favorendo l’infiltrazione della criminalità organizzata nella nostra regione, non si è rivolto all’Autorità giudiziaria? Il Presidente non può cavarsela, come ha fatto fino a oggi, continuando a essere reticente ed elusivo».
«Non si tratta di rispondere alle sole domande dell’opposizione – sottolinea la capogruppo del M5S, Marta Ruggeri - ma a quelle che tutti i cittadini e la stampa si stanno giustamente ponendo di fronte a un quadro che evolve e si aggrava giorno dopo giorno. La responsabilità politica del presidente della Giunta è indiscutibile: uno degli arrestati è il suo capo di gabinetto, una persona di estrema fiducia scelta direttamente da lui, un compagno di partito che conosce da quarant’anni, con cui ha condiviso battaglie e che ha avuto un lungo trascorso nelle istituzioni regionali.
Acquaroli lo ha scelto per le sue competenze e la sua affidabilità; se poi qualcosa si è rotto, è proprio lì che si insinua la sua responsabilità politica. Ci aspettiamo che il presidente Acquaroli non si nasconda e fornisca finalmente una versione univoca, perché la comunità marchigiana merita risposte chiare».
«È inaccettabile – incalza il capogruppo della Lista Ricci, Massimo Seri - che tutto ciò che è accaduto continui a gravare sulle spalle dei cittadini terremotati, che hanno già pagato un prezzo altissimo. Chi ricopre ruoli apicali e ha ricevuto un mandato di fiducia forte da parte della cittadinanza ha il dovere, innanzitutto morale, di assumersi le proprie responsabilità e di fornire risposte chiare di carattere politico, fermo restando che la magistratura farà il suo corso.
Ma la responsabilità non riguarda solo la presidenza: c’è una responsabilità centrale anche nella figura del commissario alla ricostruzione. Siamo di fronte a una serie di anomalie evidenti, tali da sollevare dubbi e sospetti persino a un bambino.
Ciò che emerge dalle notizie di stampa parla di una filiera che avrebbe consentito infiltrazioni: un fatto di una gravità estrema per il nostro territorio. Le nostre preoccupazioni non sono nuove. In tempi non sospetti abbiamo presentato interrogazioni ed accessi agli atti su settori cruciali come quello della sanità — come dimostrano anche le vicende di Fermo — evidenziando perplessità che oggi trovano riscontro in sospensioni, ripensamenti e nei richiami dell’Anac. Quando si verificano dinamiche di questo tipo, è inevitabile che nascano ombre ed è doveroso pretendere trasparenza».
«La minoranza è unita e coesa – dichiara il capogruppo di Avs, Andrea Nobili - nel rivolgere le prime dieci domande al presidente della Regione Marche, Marco Acquaroli, su una vicenda di portata nazionale che tocca direttamente il cerchio ristretto di Giorgia Meloni. Vogliamo chiarire il ruolo di Fabio Pistarelli e capire per quale ragione un presidente di regione, venuto a conoscenza di determinate circostanze, non si sia rivolto alla magistratura come previsto dall’articolo 361 del codice penale per i pubblici ufficiali. A tal proposito, la questione centrale è un’altra: perché se quelle voci non avevano alcun tipo di fondatezza, il suo principale collaboratore è stato allontanato? Delle due l’una: o quelle voci erano fondate e allora si doveva rivolgere alla magistratura, o se quelle voci non erano fondate, non c’era bisogno di allontanare Pistarelli.
Poi c’è una terza ipotesi, considerando sempre la lettura dei giornali, e cioè che quelle voci fossero in realtà fughe di notizie dall’inchiesta che conduceva la magistratura. Ricordiamoci che sul Sisma, sul terremoto la destra marchigiana ha costruito un consenso — ora ci lascia il sospetto che quel consenso sia un consenso tossico, e a tutto questo Acquaroli, e non solo lui, devono dare delle risposte»
«Questa storia – conclude il capogruppo di Progetto Marche, Michele Caporossi - segna la tragica fine di quel sopruso istituzionale e politico chiamato "filiera": un elemento tossico e discriminatorio per cui, se sei con me, ti tratto in un modo, mentre se sei un Comune che non appartiene alla mia maggioranza, ti tratto in un altro. In secondo luogo, dobbiamo purtroppo registrare un rovinoso danno per la Regione Marche, per i suoi cittadini e per la reputazione che il nostro territorio ha sempre avuto. Si tratta di una situazione gravissima e il problema sarà proprio ripristinare questa reputazione, che i cittadini meritano e che in questo momento è minata alla radice.»