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MARTINSICURO – Prima dei Romani c’erano i Liburni, antico popolo di navigatori dell’Adriatico, al quale la tradizione attribuisce le origini di Truentum. Una città portuale tanto importante da essere ricordata anche da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, oltre che da Cicerone e Strabone. Oggi, duemila anni dopo, quella città torna al centro delle ricerche archeologiche: sotto i campi di Martinsicuro potrebbero nascondersi ancora strade, edifici e strutture dell’antico porto.
Alla foce del Tronto, tra Marche e Abruzzo, Truentum, conosciuta anche come Castrum Truentinum, rappresentava uno snodo strategico dei commerci. Qui terminava la via Salaria, che collegava Roma all’Adriatico, e transitava la strada costiera tra Ancona e Brindisi. Il fiume, allora navigabile, favoriva gli scambi commerciali.
La città fu individuata tra il 1991 e il 1993 in località Case Feriozzi. Gli scavi della Soprintendenza portarono alla luce una strada basolata, magazzini, botteghe, abitazioni, portici e un grande mercato pubblico, il macellum, lungo oltre 50 metri. Ma si tratta soltanto di una piccola parte dell’antico insediamento.
Ora il Comune di Martinsicuro punta a scoprire ciò che è ancora sepolto. Dal 21 al 24 settembre 2026 sono state effettuate indagini geofisiche su circa tre ettari, attraverso 364 profili georadar per complessivi 27 chilometri di rilevazioni.
La tecnologia permette di esplorare il sottosuolo senza scavare, individuando eventuali muri, pavimentazioni e altre strutture nascoste sotto gli spessi depositi alluvionali.
Le operazioni, affidate alla società ABACO e autorizzate dalla Soprintendenza, sono state realizzate grazie alla collaborazione tra istituzioni, archeologi e proprietari dei terreni.
I dati sono ancora in fase di elaborazione: soltanto successivamente sarà possibile stabilire se siano emerse tracce di edifici, strade o dell’antico approdo.
«Investire nella riscoperta della nostra storia significa valorizzare l’identità del territorio», sottolinea il sindaco Massimo Vagnoni.
L’obiettivo è riportare alla luce, almeno virtualmente, una città che per secoli ha rappresentato un crocevia di popoli e commerci, trasformando il patrimonio archeologico in una nuova opportunità culturale e turistica per Martinsicuro.

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