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Fabio Pistarelli, già capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, avrebbe messo a disposizione del gruppo la propria posizione istituzionale e la rete di rapporti con dirigenti e funzionari pubblici.

L’ordinanza descrive, tra le vicende oggetto d’indagine, gli interventi relativi alla riqualificazione dell’ex monastero delle Monachette di Macerata, all’accreditamento di una struttura per anziani a Rapagnano, al contratto energetico dell’ospedale di Fermo e alla gara per i servizi energetici dell’ospedale di Torrette.

Particolarmente dettagliata è la ricostruzione della vicenda GETEC–ospedale di Fermo. Secondo il giudice, Pistarelli avrebbe esercitato pressioni su dirigenti dell’AST e su funzionari regionali per favorire il prolungamento fino al 2037 di un contratto che aveva scadenza nel 2028, evitando una nuova gara pubblica. L’operazione, che avrebbe comportato un impegno di circa quattro milioni di euro all’anno per nove anni aggiuntivi, non sarebbe andata a buon fine a seguito delle sue dimissioni.

L’ordinanza richiama anche una conversazione del 24 maggio 2025, nella quale Pistarelli, parlando con Antonio Cervigni di un dirigente, avrebbe detto: «L’ho battezzato». Per il giudice, quel colloquio documenterebbe un intervento personale volto a persuadere lo stesso dirigente.

Roberto Pistarelli: il commercialista e la gestione delle utilità

Secondo l’accusa, Roberto avrebbe concordato con il fratello le modalità di acquisizione e conservazione delle utilità promesse o corrisposte in relazione all’esercizio della funzione pubblica di Fabio. La contestazione indica condotte fino al 12 dicembre 2025 e anche successive.

Un elemento concreto emerge nella ricostruzione della gara per l’edificio Fazzini di Camerino. Il 3 marzo 2025, secondo l’ordinanza, presso lo studio di Roberto Pistarelli a Macerata si sarebbe svolta una riunione con Antonio Cervigni, Antonio Ezechielli, l’imprenditore Francesco Quadraccia e i consulenti Francesco e Giovanni Pighi.

L’incontro viene collegato dagli investigatori alla formalizzazione di un contratto di consulenza ritenuto fittizio, utilizzato per dare un’apparenza lecita a pagamenti legati alla presunta alterazione della gara. L’ordinanza menziona due fatture da 50.000 euro ciascuna, emesse dalla CLE 23 Consulting nei confronti di Italstem.

Un’ulteriore circostanza evidenziata dagli inquirenti riguarda le sedi di L2A Energia e CLE 23 Consulting, indicate presso lo studio del commercialista Roberto Pistarelli. Le due società vengono descritte nell’indagine come strumenti utilizzati per la movimentazione dei flussi economici del presunto sodalizio.

È importante distinguere i livelli di responsabilità: il fatto che una riunione si sia svolta nello studio professionale di Roberto non dimostra, da solo, che egli abbia predisposto i contratti o partecipato a tutte le operazioni. Il suo coinvolgimento penale è oggetto di una contestazione autonoma che dovrà essere verificata nel procedimento.


«Uomo del monte», «pistacchio» e «Il Serpente»: il linguaggio in codice
Uno dei passaggi più interessanti dell’ordinanza riguarda il ricorso a soprannomi, allusioni e denominazioni convenzionali.
Secondo la ricostruzione giudiziaria, questi espedienti avrebbero reso più difficile interpretare le comunicazioni eventualmente intercettate.
Per identificare Fabio Pistarelli, gli interlocutori avrebbero utilizzato gli alias:
- «Uomo del monte», «dal monte», «pistacchio»: il primo riferimento viene collegato dagli investigatori alla posizione collinare della sede della Regione Marche; «pistacchio» sarebbe invece un’assonanza con il cognome Pistarelli.
- «Il Serpente»: sarebbe stato il nome convenzionale di Andrea Intermesoli, che secondo l’accusa avrebbe ritardato il pagamento di una somma illecita promessa di 350.000 euro.
Anche le operazioni economiche e gli appalti avrebbero avuto nomi convenzionali: «Progetto 1» per l’edificio Fazzini, «Progetto 2» per la gara STRIC, «Progetto 3» per Palazzo Ducale, tutti a Camerino. Altri interventi venivano indicati con riferimenti geografici: «Monachette» o «Convento», «Fermo», «Torrette», «Rapagnano» o «Santo Stefano».

Non si tratta, dunque, soltanto di soprannomi curiosi: per gli investigatori il ricorso sistematico a questo linguaggio sarebbe stato uno degli strumenti per schermare le comunicazioni e rendere meno riconoscibili persone e affari.

L’intervento di Acquaroli e il timore di essere scoperti
È forse il passaggio più delicato dell’intera ricostruzione.

L’ordinanza collega l’allontanamento di Fabio Pistarelli dall’incarico regionale, il 12 dicembre 2025, all’intervento del presidente Francesco Acquaroli, che, secondo quanto riportato dagli inquirenti, avrebbe avuto sentore delle pressioni esercitate nella vicenda GETEC dell’ospedale di Fermo.

Il giudice sottolinea soprattutto ciò che sarebbe accaduto subito dopo: Pistarelli, allarmato per le possibili conseguenze, avrebbe sollecitato Antonio Ezechielli a interrompere i rapporti con Cervigni e Intermesoli e a impedire che le persone coinvolte riferissero circostanze utili a ricostruire il suo ruolo.

Il riferimento investigativo è alla conversazione del 13 dicembre 2025, progressivo 2059, RIT 115/2025.

Nella valutazione delle esigenze cautelari, il giudice richiama anche un altro episodio: la cancellazione, da parte di Fabio Pistarelli, dei messaggi WhatsApp scambiati con Cervigni la mattina del 1° dicembre 2025, mentre attendeva di incontrare Acquaroli.

Queste condotte vengono considerate dall’autorità giudiziaria elementi indicativi di un concreto pericolo di inquinamento probatorio. La valutazione resta quella del giudice nella fase cautelare e non equivale a un accertamento definitivo di responsabilità.

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