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ANCONA - Dai cantieri della ricostruzione post terremoto agli appalti pubblici, fino alle presunte relazioni con ambienti della criminalità organizzata. L’inchiesta “Ricostruzione” porta al centro della scena nomi e ruoli di persone provenienti dalle Marche e da altre regioni italiane.
Un quadro che, dopo la conferenza stampa della Guardia di finanza, consente di ricostruire più da vicino la dimensione dell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Ancona, con il supporto della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Sono otto le persone arrestate e 43 quelle indagate a piede libero. Nell’indagine sono state individuate anche 17 società, mentre il giudice per le indagini preliminari ha disposto sequestri per oltre 57 milioni di euro e il blocco di tre società. Le operazioni delle Fiamme gialle, guidate dal comandante provinciale Carlo Tomassini, hanno interessato 13 province italiane, con oltre 50 perquisizioni. Partiamo dagli arrestati.
Tra i nomi di maggiore rilievo figura Fabio Pistarelli, avvocato di Macerata ed ex capo di Gabinetto della giunta regionale guidata da Francesco Acquaroli, incarico ricoperto dal 13 novembre 2020 al 12 dicembre 2025. È coinvolto nel filone relativo alle presunte irregolarità negli appalti pubblici. In carcere anche Enrico Crucianelli, imprenditore edile di Macerata e presidente di Ance Macerata; Antonio Cervigni, imprenditore maceratese del settore termoidraulico e impiantistico; Vincenzo Chiappalone, imprenditore di Sassoferrato originario della Calabria; Giuseppe Diana, imprenditore indicato nell’elenco degli arrestati come proveniente da Santa Maria Capua Vetere; Raffaele Diana, imprenditore di Caserta; Antonio Esposito, imprenditore di San Cipriano d’Aversa; e Antonio Ezechielli, imprenditore maceratese.
Secondo l’ipotesi investigativa, le società riconducibili a Chiappalone sarebbero state utilizzate per inserire manodopera nei cantieri della ricostruzione e per alimentare un sistema di fatture false per quasi 8 milioni di euro. Gli investigatori ipotizzano rapporti con le famiglie Avignone e Crea di Rizziconi e collegamenti con soggetti riconducibili al clan dei Casalesi e al boss Michele Zagaria. Crucianelli è accusato, tra l’altro, di truffa aggravata e corruzione in relazione al sistema dei subappalti. Pistarelli è invece coinvolto nel filone relativo ai presunti condizionamenti delle procedure pubbliche, con riferimento anche alla Regione Marche, all’Erdis e all’Università di Camerino.
L’elenco dei 43 indagati, invece, comprende imprenditori, professionisti e persone indicate come legate, a vario titolo, ai diversi filoni dell’inchiesta: Roberto Pistarelli di Macerata, Francesco Ascenzi di Macerata, Andrea Intermesoli di Macerata, Fiorenzo Principi, di Macerata, Gian Luca Marucci di Civitanova Marche, Bruno Mogliani di Camerino, Francesco Tomassetti di Cingoli, Marco Cimorosi di Monte San Pietrangeli, Alberto Franca di Fermo, Marco Valle di Monte Urano, Erika Bartolucci di Urbino, Michele Pompili di Fano, Cataldo Brunetti di Sassoferrato, Gian Piero Brunetti di Sassoferrato, Stefania Chiappalone di Fabriano, Mirella Gerace di Sassoferrato, Adrian Tanasie di Tolentino, Michele Salvatore Tripodi di Taurianova e residente a Rizziconi, Michele Albanese di Gioia Tauro, Domenico Avignone di Taurianova, Maria Galatà di Melicucco, Yuri Licopoli di Gioia Tauro ma residente a Fiano Romano, Vincenzo Sicari, di Taurianova e anch’egli residente a Fiano Romano, Loreta Esposito, di Casal di Principe, Crescenzo Zara di Villa Literno, Giuseppe Zara di Casapesenna, Pasqualino Allocco di Casal di Principe, Domenico Amato di Santa Maria a Vico, Ignazio Aversano di Frignano, Antonio Falanga di Casapesenna, Domenico Mastroianni di Piana di Monte Verna, Giovanni Pacilio di Castel Volturno, Gianluca Ascari di Modena, Francesco Pighi di Modena, Giovanni Pighi sempre di Modena, Gianluca Rossi di Piacenza, Renato Minato di San Zenone degli Ezzelini, Francesco Quadraccia di Terni, Vincenzo Mammarella di Chieti, Vito Poderico di Roma, Alessia Rossi di Roma, Tiziano Tozzi di Roma, Luigi Russo di Torremaggiore in provincia di Foggia.
L’attività investigativa si è sviluppata su più direttrici. La prima riguarda le presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri della ricostruzione, attraverso società e subappalti che avrebbero consentito di aggirare i controlli antimafia. Il secondo filone riguarda l’accesso ai finanziamenti pubblici destinati agli edifici danneggiati dal terremoto del 2016. Il terzo si concentra sulle presunte irregolarità nell’affidamento di appalti pubblici nei settori sanitario e universitario. Secondo l’accusa, Pistarelli avrebbe ricevuto utilità per circa 105mila euro, tra contanti e ristrutturazioni di immobili propri o di familiari, in cambio di interventi sulle procedure.
Il valore complessivo degli affidamenti esaminati sarebbe di circa 150 milioni di euro. Tra gli episodi al vaglio degli investigatori figura l’acquisto da parte dell’Erdis Marche di un ex monastero nel Maceratese, destinato a diventare uno studentato universitario. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’operazione sarebbe stata favorita in cambio di una dazione di 250mila euro. L’immobile, acquistato per 2 milioni e successivamente rivenduto per 3 milioni, sarebbe stato interessato da lavori finanziati per 12 milioni di euro, affidati a Crucianelli e subappaltati a Chiappalone.
La procuratrice distrettuale Monica Garulli ha descritto un fenomeno di infiltrazione criminale nell’economia legale favorito dalla grande disponibilità di risorse pubbliche per la ricostruzione. Per cinque indagati sono previsti interrogatori preventivi prima della decisione sulle eventuali misure cautelari.