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Le Marche si confermano tra le regioni più longeve d’Italia, con una speranza di vita alla nascita che nel 2025 ha raggiunto gli 84,4 anni, seconda soltanto al Trentino-Alto Adige. Un risultato che si accompagna a un progressivo invecchiamento della popolazione: nella regione si contano 235 anziani ogni 100 giovani, contro una media nazionale di 208. Da qui nasce la necessità di trasformare la maggiore aspettativa di vita in un’opportunità per migliorare la salute e il benessere delle persone.

È questo il tema al centro del convegno «Longevità e Innovazione: ricerca scientifica, impatto clinico, IA e tecnologie», promosso dall’Irccs Inrca all’Ego Hotel di Ancona e articolato in due giornate di approfondimento. L’appuntamento conclusivo è in programma domani, mercoledì 22 ottobre, con un’attenzione particolare alle tecnologie digitali, alla medicina di prossimità e alle nuove soluzioni per garantire una longevità di qualità.

L’iniziativa riunisce 17 istituzioni tra università, Irccs e centri di ricerca provenienti da tre Paesi. A partecipare sono 13 atenei, compresi i quattro marchigiani – Politecnica delle Marche, Camerino, Macerata e Urbino – insieme a realtà internazionali come l’Università di Costanza, in Germania, e gli atenei britannici di Newcastle e Ulster.

Durante i lavori saranno illustrate alcune delle soluzioni sviluppate nell’ambito del progetto: una piattaforma digitale aperta, laboratori sperimentali realizzati con il coinvolgimento di cittadini e professionisti, applicazioni di intelligenza artificiale per la sanità, tecnologie immersive, terapie digitali e strumenti a supporto delle decisioni cliniche.

L’obiettivo è rendere le cure più accessibili e vicine ai cittadini, soprattutto nei territori e tra le fasce di popolazione più fragili. Un percorso che coinvolge anche imprese, Confindustria e Confapi Marche, oltre a medici di medicina generale, fisioterapisti, pazienti, caregiver e associazioni impegnate nell’assistenza alle persone con Parkinson e Alzheimer.

Il confronto punta così a mettere in relazione ricerca scientifica, innovazione tecnologica ed esperienze dirette, per individuare modelli assistenziali capaci di rispondere alle nuove esigenze demografiche. La sfida non è soltanto vivere più a lungo, ma garantire che gli anni conquistati si traducano in salute, autonomia e una migliore qualità della vita.

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