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Salvatore Parolisi potrebbe tornare in libertà nel luglio del 2027, a poco più di sedici anni dal suo arresto per l’omicidio della moglie Melania Rea. L’ex caporal maggiore dell’Esercito, in servizio al 235° Reggimento Piceno, sta scontando una condanna definitiva a vent’anni di reclusione per uno dei delitti che più hanno segnato la cronaca nazionale.
Il termine della pena sarebbe previsto tra circa nove mesi, nell’estate del prossimo anno. Una scadenza che riporta l’attenzione su una vicenda giudiziaria rimasta profondamente impressa nella memoria collettiva, soprattutto tra Marche e Abruzzo. Parolisi venne arrestato il 19 luglio 2011, tre mesi dopo la scomparsa della moglie. Melania Rea era stata ritrovata senza vita il 20 aprile dello stesso anno in un bosco a Ripe di Civitella, nel Teramano.
Le indagini, inizialmente coordinate dalla Procura di Ascoli Piceno, furono successivamente trasferite a Teramo, una volta individuato il luogo dell’omicidio. La vicenda aveva preso avvio nell’area di Colle San Marco, dove la famiglia si era recata con la figlia Vittoria.
Il possibile ritorno in libertà nel 2027 è legato al meccanismo della liberazione anticipata, previsto dall’ordinamento penitenziario italiano.
La normativa consente ai detenuti che abbiano dato prova di partecipazione all’opera di rieducazione di ottenere una riduzione della pena pari a 45 giorni per ogni semestre di detenzione, previa valutazione della magistratura di sorveglianza.
Si tratta di un beneficio che, sommato nel corso degli anni, può anticipare sensibilmente la data di fine pena rispetto alla durata della condanna originaria.
La prospettiva della scarcerazione ha suscitato dolore e amarezza tra i familiari di Melania Rea, che in passato avevano già manifestato la propria contrarietà ai benefici penitenziari concessi all’uomo.
Nel 2023 Parolisi aveva ottenuto alcuni permessi di uscita dal carcere. Durante uno di questi aveva rilasciato un’intervista televisiva che aveva provocato forti reazioni, in particolare da parte della famiglia della vittima.
A seguito delle polemiche, i benefici erano stati revocati e, secondo quanto riferito dalle ricostruzioni giornalistiche, non sarebbero stati successivamente concessi nuovi permessi.
Per la famiglia di Melania, intanto, resta il dolore per una perdita che ha segnato per sempre la loro vita e quella della figlia Vittoria.

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