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Fabrizio Ciarapica resta alla guida di Civitanova Marche, ma esce dalla notte della sfiducia con una maggioranza profondamente divisa e con un equilibrio politico che appare sempre più fragile. La mozione presentata dal Partito democratico non passa: il voto si chiude con 11 favorevoli, 7 contrari e 6 astensioni. Decisivi il voto contrario di Silvia Squadroni e l’astensione dei cinque consiglieri di Fratelli d’Italia. Nicolò Renzi, invece, non si è presentato in aula.
Una seduta attesissima, con l’aula consiliare gremita e un confronto politico durissimo. La mozione non ha raggiunto i numeri necessari per mettere fine anticipatamente all’amministrazione Ciarapica, ma il voto non sembra aver ricomposto le fratture interne al centrodestra. I prossimi passaggi consiliari, a partire da varianti e variazioni di bilancio, potrebbero trasformarsi in nuovi banchi di prova per il sindaco.
Uno degli interventi più duri è arrivato proprio dai banchi di Fratelli d’Italia. Il capogruppo Andrea Ruffini ha accusato Ciarapica di aver tradito il patto politico con la coalizione che aveva vinto le amministrative del 2022 e ha parlato apertamente di fallimento del suo metodo amministrativo. «Oggi è sindaco di minoranza nella sua stessa maggioranza», ha affermato Ruffini, definendolo un «sindaco dimezzato appeso ad un filo». FdI, tuttavia, ha scelto l’astensione: secondo Ruffini votare contro la mozione avrebbe significato assolvere politicamente Ciarapica, mentre votare a favore avrebbe trasformato il partito nel voto decisivo per far cadere l’amministrazione.
Determinante è stata invece la posizione di Silvia Squadroni, consigliera di Siamo Civitanova, che ha votato contro la sfiducia. Squadroni ha respinto qualsiasi accordo con Vince Civitanova, rivendicando la propria appartenenza all’area di centrodestra e attaccando duramente il gruppo guidato da Fausto Troiani.
La replica di Troiani è stata altrettanto pesante. Il leader di Vince Civitanova ha parlato di «doppio tradimento» da parte del sindaco e ha ricostruito retroscena e passaggi della crisi politica, contestando anche le motivazioni che hanno portato Squadroni a non sostenere la mozione.
Ciarapica, dal canto suo, ha difeso il proprio operato e ha respinto l’idea che alla base della sfiducia vi fossero ragioni amministrative. «È una sfiducia al sindaco o a Vannacci?», ha chiesto in aula, sostenendo che la sua adesione a un diverso progetto politico non possa giustificare l’interruzione anticipata del mandato. Il primo cittadino ha inoltre richiamato i progetti ancora da completare, dal centro per l’autismo ai bandi legati alla Bolkestein, sottolineando le conseguenze che avrebbe avuto l’arrivo di un commissario.
La sfiducia dunque non passa, Ciarapica resta sindaco. Ma la notte del Consiglio non chiude la crisi politica. Al contrario, certifica una maggioranza dagli equilibri sottilissimi e una frattura nel centrodestra destinata a pesare sui prossimi mesi di amministrazione.