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PESARO – Quattro giovanissimi, tra i 19 e i 21 anni, sono finiti al centro di un’inchiesta partita da un video nel quale si vede una molotov esplodere all’interno di un capannone abbandonato di via Fermo. I carabinieri hanno perquisito le loro abitazioni e sequestrato computer e telefoni cellulari, mentre l’indagine prosegue per ricostruire finalità, eventuali collegamenti e possibili ulteriori soggetti coinvolti.
Si tratta di una 19enne di Pesaro, di un 20enne pesarese che studia a Bologna, di un 19enne di Rimini che frequenta gli studi a Pesaro e di un 21enne di Santarcangelo di Romagna che gravita sulla città. Tutti sono stati denunciati per l’ipotesi di reato di concorso in fabbricazione e porto di congegni micidiali, in relazione alla preparazione delle bottiglie incendiarie. I quattro, secondo quanto emerso nell’inchiesta, sarebbero vicini a collettivi studenteschi di area antagonista.
A dare impulso agli accertamenti sarebbe stato un filmato risalente a febbraio 2026, nel quale veniva documentata l’esplosione di una molotov nel capannone abbandonato. Un episodio che, secondo l’ipotesi investigativa, potrebbe non essere rimasto isolato: sarebbero infatti stati preparati altri ordigni artigianali.
Uno degli aspetti che gli investigatori intendono chiarire riguarda proprio lo scopo di quelle attività: verificare cioè se si sia trattato di iniziative fini a se stesse oppure se dietro la fabbricazione delle molotov potessero esserci progetti per successive azioni dimostrative. Saranno soprattutto le analisi del materiale informatico sequestrato a cercare eventuali chat, contatti con altri gruppi e ulteriori elementi utili a ricostruire il contesto.
Tra i quattro giovani, il 20enne che studia a Bologna sarebbe già stato segnalato dopo una manifestazione avvenuta nel capoluogo emiliano il 2 ottobre 2025, quando centinaia di manifestanti avevano tentato di raggiungere i binari della stazione senza riuscirci. Il giovane avrebbe partecipato con il volto travisato.
Il suo difensore, l’avvocato Giacomo Curzi, sta valutando la possibilità di presentare una richiesta di riesame del sequestro per poter approfondire gli atti d’indagine. Il legale ha riferito di aver parlato con il proprio assistito, descrivendolo come tranquillo e convinto di non avere nulla da nascondere.
I prossimi passaggi investigativi riguarderanno dunque l’esame di computer e cellulari e l’eventuale interrogatorio degli indagati. Le responsabilità dovranno naturalmente essere accertate nel corso del procedimento e vale per tutti la presunzione di innocenza.
Sulla vicenda è intervenuta anche l’amministrazione comunale. Il sindaco Andrea Biancani e l’assessora alla Sicurezza Sara Mengucci hanno ringraziato carabinieri e Procura, sottolineando come collaborazione tra istituzioni, prevenzione, controlli costanti e segnalazioni dei cittadini rappresentino strumenti fondamentali per intervenire tempestivamente e tutelare la sicurezza della comunità.