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PESARO. Decine di persone sotto casa dell’ex sindaco Matteo Ricci, in centro storico a Pesaro. Provenivano dal corteo dei no vax partito dalla Palla di pomodoro. Era il 28 luglio 2021. Nella sentenza del giudice del tribunale di Pesaro sono stati assolti i cinque imputati. Le accuse erano di minaccia, violenza privata e manifestazione non autorizzata. Tra di loro c’è anche il ristoratore Umberto Carriera, che si era opposto alle chiusure Covid, tenendo aperti, nonostante le restrizioni, alcuni dei suoi locali. Il pm aveva chiesto la condanna a due mesi. Il giudice li ha assolti dall’accusa di minaccia aggravata, per non aver commesso il fatto. Tutti assolti anche per la violenza privata, contestata in quanto il raggruppamento di persone avrebbe impedito alla famiglia dell’ex sindaco di uscire di casa. Depenalizzata l’accusa di manifestazione non autorizzata e assoluzione anche in questo caso. Si è detto contento del risultato l’avvocato Federico Bertuccioli, legale di Carriera e di un altro imputato. "Mancavano le prove che la condotte fossero state poste in essere dagli imputati", ha detto.
Quel pomeriggio di fine luglio i manifestanti, contri il green pass e le restrizioni anti-covid, si erano ritrovati in piazzale della libertà. Da lì il corteo autorizzato, era partito verso il centro storico. Ma lungo il percorso c’era stata una deviazione, fino ad arrivare sotto casa dell’europarlamentare Pd, al tempo sindaco di Pesaro. Ricci non era in casa, ospite di un programma televisivo. Erano presenti moglie e figli. Secondo l’accusa avrebbero usato toni intimidatori e minacciosi. Qualcuno aveva anche suonato al campanello di casa della famiglia dell’ex primo cittadino. Ricci aveva subito presentato denuncia, sollevando anche una polemica politica. Vaccinarsi è un dovere civico e morale – aveva detto Ricci in un messaggio video pubblicato a poche ore dall’accaduto - È inammissibile – aveva aggiunto - che vengano a manifestare sotto casa del sindaco, violando la libertà personale e della mia famiglia e spaventando i miei figli. Scattate la indagini della Digos, erano stati individuati quelli che erano ritenuti i responsabili di minacce e intimidazioni. La procura aveva notificato l’avviso di chiusura indagini per 19 persone. Alcune posizioni erano state archiviate. Dopo il rinvio a giudizio, e il processo, l’assoluzione per i cinque imputati.

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