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La sparatoria al rave party di Aarau assume contorni sempre più drammatici. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 43enne avrebbe esploso oltre quaranta colpi contro la folla. Uno dei proiettili ha raggiunto Maria Spinelli nella parte superiore del corpo, provocandole ferite agli organi vitali e causando la morte della giovane. Altre sei persone sono rimaste ferite. L’uomo si è costituito nelle prime ore di lunedì alla polizia del Canton Giura, assumendosi la responsabilità della sparatoria. Nella sua automobile sono state trovate tre armi, due pistole e un fucile d’assalto AK-74. I primi accertamenti balistici avrebbero collegato i bossoli recuperati sul luogo della sparatoria al fucile e a una delle pistole. Le armi risultavano regolarmente intestate al 43enne e acquistate con autorizzazione delle autorità del Canton Giura circa vent’anni fa. Gli investigatori ritengono che l’uomo abbia raggiunto in automobile Schachenstrasse e poi sia proseguito a piedi. Avrebbe quindi aperto il fuoco sulla folla utilizzando il fucile. Durante il ritorno verso il parcheggio avrebbe sparato anche contro un veicolo, senza provocare ulteriori feriti, prima di allontanarsi. Il rave, secondo gli inquirenti, sarebbe stato scelto casualmente. Al momento sono state escluse motivazioni ideologiche o estremiste. L’ipotesi è quella di un gesto legato a una grave condizione personale, ma sulla possibile presenza di patologie psichiche non esiste ancora una documentazione medica. Per questo sarà disposta una perizia psichiatrica. Il 43enne è in carcere preventivo. Nei suoi confronti si procede per omicidio intenzionale, in parte tentato, eventuale assassinio, anch’esso in parte tentato, plurima messa in pericolo della vita e violazioni della legge sulle armi. Intanto la salma di Maria Spinelli è stata riconsegnata ai familiari per la sepoltura. Sono in corso gli adempimenti burocratici e consolari necessari al rimpatrio, che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni. La famiglia chiede che le indagini proseguano con il massimo rigore. La legale della madre, Antonella Crudeli, ha espresso piena fiducia nell’autorità giudiziaria svizzera, sottolineando però la presenza di interrogativi legati anche alle differenze tra il sistema giudiziario elvetico e quello italiano. Per la famiglia, ogni valutazione resta prematura in attesa dell’esame degli atti d’indagine. La priorità, ora, è riportare Maria in Italia per l’ultimo viaggio.