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L’AQUILA - Il percorso per il recupero delle competenze genitoriali è ancora incompiuto: è il punto centrale dell’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, datata 30 luglio, sul caso della famiglia nel bosco.
I giudici, pur ritenendo possibile il ricongiungimento, chiedono di procedere per gradi, a partire dall’inserimento dei tre bambini nella scuola pubblica e dal monitoraggio dei cambiamenti della coppia. I bambini, che dal 20 novembre 2025 vivono in una struttura di accoglienza a Vasto, potranno intanto trascorrere più tempo con i genitori. Gli incontri potranno svolgersi anche nella nuova abitazione messa a disposizione dal Comune di Palmoli e nel casolare dove viveva la famiglia. In un secondo momento, dopo almeno un mese di regolare frequenza scolastica, potranno essere valutati rientri nel fine settimana.
Per i giudici resta però il nodo della rigidità dei genitori e del timore che il confronto dei figli con coetanei e adulti diversi possa mettere in discussione il modello educativo familiare. Catherine e Nathan continuano a chiedere di decidere sull’istruzione dei figli, proponendo un percorso domiciliare con due docenti. L’ordinanza richiama inoltre il rischio di condizionamento. Tra gli episodi citati ci sono le preoccupazioni della madre per le gite in spiaggia, perché il mare sarebbe pericoloso, e per l’uso delle creme solari e delle bottiglie di plastica. Per i giudici, il problema non riguarda i principi di vita scelti dalla famiglia, ma il metodo educativo e la limitazione del confronto con consuetudini alternative, con il rischio di generare nei bambini ansia e paura.
Sul rapporto con la casa famiglia, viene riferito che i bambini hanno detto di trovarsi bene nella struttura, ritenendola più confortevole della casa nel bosco, e di essersi divertiti a guardare in tv ’Il re leone’, esperienza prima vietata. Continuano però a dire di voler tornare a casa con i genitori. A preoccupare il tribunale è anche il coinvolgimento dei bambini nella vicenda giudiziaria. I genitori avrebbero mostrato loro raccolte di firme e messaggi di sostegno, parlando di un ritorno a casa: secondo i giudici, questo può creare illusioni e false aspettative. Il ricongiungimento resta dunque possibile, ma graduale e sotto il monitoraggio dei servizi sociali. L’avvocato della coppia, Simone Pillon, ha annunciato reclamo alla Corte d’appello contro l’ordinanza.