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Dieci anni dopo, alle 3.36 del 24 agosto, il Centro Italia si è fermato ancora una volta nel silenzio. Ad Arquata del Tronto, nel luogo simbolo di Pescara del Tronto, una fiaccola ha illuminato la notte del ricordo. Alle 2 è partita dal cimitero la fiaccolata guidata dall’arcivescovo Gianpiero Palmieri, poi la messa al Memoriale e, alle 3.36, i 52 rintocchi della campana, uno per ciascuna delle vittime arquatane del sisma del 24 agosto 2016.
Una notte carica di emozione, nel decimo anniversario di una tragedia che provocò complessivamente 299 vittime tra Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto e che cambiò per sempre il volto di intere comunità dell’Appennino centrale.
Nella sua omelia, Palmieri ha indicato nel fuoco della fiaccola il simbolo di una luce capace di attraversare il buio della morte. «La notte del terremoto può diventare una notte di Pasqua», ha detto, indicando tre luci per guardare avanti: la solidarietà, la volontà di ricostruire e la fede.
Anche ad Acquasanta Terme il decimo anniversario è stato momento di memoria e riflessione. Il sindaco Sante Stangoni ha ricordato come, dopo quella prima scossa, ogni giornata sia stata vissuta con apprensione, ma anche con la consapevolezza che l’amore per il territorio avrebbe dato alla comunità la forza per andare avanti. «La speranza si è trasformata in energia, diventando il motore della ricostruzione», ha sottolineato. E oggi, ha aggiunto, il dolore deve trasformarsi in memoria, consapevolezza e responsabilità.
Ma il decennale non è soltanto il momento del ricordo. È anche l’occasione per fare il punto su una ricostruzione che, a dieci anni dal sisma, è ancora in corso.
La sottosegretaria all’Economia Lucia Albano rivendica l’impegno del governo Meloni, ricordando 4,3 miliardi di euro stanziati in tre anni per la ricostruzione e sottolineando il lavoro della struttura commissariale guidata da Guido Castelli. «Il governo ha scelto di restare accanto alle comunità dell’Appennino centrale», afferma Albano, indicando nella possibilità di restare nei territori uno degli obiettivi fondamentali.
Sul fronte dell’edilizia scolastica, intanto, il ministro Giuseppe Valditara ha annunciato un decreto da 114,4 milioni di euro destinato a interventi urgenti, adeguamento e miglioramento sismico, messa in sicurezza e ripristino degli edifici scolastici colpiti da eventi calamitosi. «Garantire sicurezza a chi studia e lavora nelle nostre scuole costituisce una priorità strategica», ha dichiarato il ministro.
Ma sullo stato della ricostruzione arrivano anche critiche e richieste di accelerazione. La deputata marchigiana del Pd Irene Manzi parla della necessità di «un patto per le persone», ricordando che 8.700 famiglie sono ancora fuori casa, oltre 5mila nelle Marche, e che più di 1.200 persone vivono ancora nelle soluzioni abitative di emergenza. La ricostruzione, sostiene, non può essere misurata soltanto attraverso il numero dei cantieri o delle risorse stanziate: senza servizi, lavoro, sanità, scuola, trasporti e infrastrutture il rischio è quello di «ricostruire borghi vuoti».
Sulla stessa linea il cardinale Matteo Zuppi, che durante la messa nell’area Sae di Pescara del Tronto ha richiamato le istituzioni alla concretezza: «Non promesse, ma lavoro, di tutti». Per il presidente della Cei, la tragedia non è finita quella notte: continua nella solitudine, nello spaesamento e nel distacco forzato dalle comunità. Ma il futuro, ha sottolineato, esiste e passa dalla capacità di rinascere.
Il tema della prevenzione torna invece nelle parole del senatore M5s Pietro Lorefice, che chiede una svolta nazionale sulla sicurezza degli edifici e sulla riduzione della vulnerabilità sismica. «Prevenire significa salvare vite», sostiene, chiedendo di passare dalla cultura dell’emergenza a quella della prevenzione.
Dal governo alle opposizioni, il messaggio del decennale si divide dunque tra bilanci, rivendicazioni e richieste di accelerazione. Antonio Tajani invita a fare «un bilancio serio» di quanto è stato realizzato e di ciò che resta ancora da fare, mentre Elly Schlein sottolinea che la memoria delle vittime deve tradursi nell’impegno a completare la ricostruzione e restituire un futuro ai territori.
Nel giorno del decennale, il pensiero resta però soprattutto alle vittime e a chi quella notte ha perso tutto. Lo ricorda anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana, mentre i Vigili del fuoco rinnovano la loro vicinanza alle popolazioni colpite, ricordando le vite salvate e quelle che non è stato possibile salvare.
Dieci anni dopo, dunque, il terremoto è ancora una ferita aperta. Ma anche una responsabilità collettiva: **ricordare chi non c’è più, ricostruire le case e, soprattutto, ricostruire le comunità.**
LE DICHIARAZIONI
Gianpiero Palmieri, arcivescovo: «La notte del terremoto può diventare una notte di Pasqua: un passaggio dalla morte alla vita, dalla disperazione alla speranza». Tre le luci indicate: «La solidarietà dimostrata dopo il sisma, la volontà di ricostruire e la fede».
Sante Stangoni, sindaco di Acquasanta Terme: «La speranza si è trasformata in energia, diventando il motore della ricostruzione». E ancora: «Il tempo non deve cancellare il dolore per chi non c’è più, ma trasformarlo in memoria, consapevolezza e responsabilità». Dieci anni dopo, «siamo più uniti di prima».
Lucia Albano, sottosegretaria all’Economia: «Negli ultimi quattro anni, il governo Meloni ha scelto di restare accanto alle comunità dell’Appennino centrale, sostenendo la ricostruzione e, insieme ad essa, il diritto delle persone di restare nella propria terra». «In tre anni sono stati stanziati 4,3 miliardi di euro per la ricostruzione».
Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione: «Queste risorse si aggiungono agli oltre 12 miliardi di euro, tra fondi Pnrr e nazionali, che abbiamo già investito per l’edilizia scolastica». «Garantire sicurezza a chi studia e lavora nelle nostre scuole costituisce una priorità strategica».
Irene Manzi, deputata Pd: «Dieci anni dopo il sisma serve un patto per le persone». «Una comunità non rinasce con la sola riapertura di un cantiere». E ancora: «Senza servizi, opportunità lavorative ed infrastrutture il rischio è ricostruire borghi vuoti».
Pietro Lorefice, senatore M5s: «Dieci anni dopo Amatrice, quella lezione deve diventare politica». Serve «una svolta nazionale sulla prevenzione, con investimenti strutturali per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio e la riduzione delle vulnerabilità». «Prevenire significa salvare vite».
Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri: «Il primo pensiero è per le 299 vittime». Dieci anni dopo, «abbiamo il dovere di ricordare, ma anche di fare un bilancio serio di quello che è stato fatto e di quello che resta ancora da fare».
Matteo Zuppi, presidente della Cei: «La tragedia è iniziata quella notte ma dura sempre: solitudine, spaesamento, distacco forzato dalla propria comunità». Ma «sappiamo anche che c’è futuro. Rinascere». E l’invito alle istituzioni: «Non promesse, ma lavoro, di tutti».
Elly Schlein, segretaria del Pd: «La memoria è anche impegno: non lasciare indietro le comunità colpite, completare la ricostruzione e restituire un futuro a quei territori».
Lorenzo Fontana, presidente della Camera: «Il mio pensiero va a chi ha perso i propri cari, a chi ha subito le conseguenze del sisma e a chi ha affrontato il percorso della ripartenza».
Vigili del fuoco: «Dieci anni di vicinanza alle popolazioni duramente colpite dal terremoto». E ancora: «Ricordi ricchi di emozione per ogni vita salvata e densi di rammarico per tutti coloro che non ce l’hanno fatta».