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Una donna che aveva scelto di resistere, di provare ancora una volta a salvare ciò che restava di una famiglia. Luigia Fortunato, per tutti Gina, aveva 33 anni e secondo quanto emerge dalle indagini avrebbe più volte cercato di dare un’altra possibilità al marito Sami Khemaies, soprattutto per garantire al figlio di 8 anni la presenza di entrambi i genitori. Una scelta difficile, maturata nonostante una relazione ormai segnata da anni di tensioni. La coppia viveva nell’abitazione di via Bramante a Loreto e aveva continuato a condividere lo stesso tetto anche dopo la separazione, avvenuta circa sei anni fa. Un equilibrio fragile, mantenuto – secondo quanto riferito dai familiari – soprattutto per il bambino. Alle spalle dell’uomo c’erano anche diversi problemi giudiziari. Khemaies era stato coinvolto in un’inchiesta per spaccio di droga a Porto Recanati e aveva ricevuto una condanna. Successivamente era finito nei guai anche per evasione, dopo aver tagliato il braccialetto elettronico durante gli arresti domiciliari e aver raggiunto la Tunisia. Secondo quanto ricostruito, sarebbe stata proprio Luigia a spingerlo a rientrare in Italia, preoccupata che potesse perdere definitivamente il rapporto con il figlio. Poi gli ultimi giorni di tensione. Una discussione nata anche da un episodio che aveva coinvolto il bambino al centro estivo, dove sarebbe stato preso in giro da altri coetanei. Il padre era intervenuto e quell’episodio avrebbe alimentato nuovi contrasti all’interno della coppia.
Giovedì sera la situazione è precipitata. La madre di Luigia, preoccupata per il clima in casa, aveva portato via il nipote lasciando soli i due coniugi. Poco dopo, secondo il racconto fornito da Khemaies ai carabinieri, sarebbe avvenuta la tragedia. L’uomo ha riferito di una lite degenerata e di una reazione dopo che la moglie avrebbe impugnato un coltello. Una ricostruzione che resta al vaglio degli inquirenti e che non sembra troppo convincente. Dopo l’aggressione il 39enne avrebbe lasciato l’abitazione e raggiunto la caserma dei carabinieri di Porto Recanati, dove avrebbe confessato il delitto. I militari sono quindi arrivati nell’appartamento di via Bramante, trovando Luigia ormai senza vita. La Procura di Ancona ha disposto il fermo dell’uomo con l’accusa di omicidio volontario aggravato. L’abitazione e l’arma sono state sequestrate, mentre nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia per chiarire ogni dettaglio sulla morte della 33enne.
Una tragedia che lascia due comunità, Loreto e Cerignola, unite dal dolore per una vita spezzata troppo presto. E un dramma che lascia un bambino di 8 anni senza suo padre ma soprattutto senza la sua amata mamma.
Quella donna che, mentre spirava, avrà certamente rivolto l’ultimo pensiero a quel figlio tanto amato.