Condividi:
Per anni è rimasta nascosta sotto un cumulo di terra nera, dimenticata in uno spiazzo di periferia a Teramo. Un frammento di pietra che sembrava spuntare dal terreno come un semplice scarto. In realtà era un pezzo di storia rubata: un antico fregio sacro sottratto da una chiesa delle Marche oltre vent’anni fa.
La scoperta è avvenuta lo scorso marzo durante un controllo del territorio dei carabinieri del Comando provinciale di Teramo nella zona di contrada Carapollo. I militari hanno notato una porzione di pietra lavorata che affiorava da un accumulo di terriccio utilizzato probabilmente per il giardinaggio. Un dettaglio che ha subito attirato l’attenzione degli investigatori.
Dopo aver liberato l’oggetto dalla terra, è emerso qualcosa di molto più importante di quanto si potesse immaginare: un fregio architettonico in pietra arenaria, decorato con la figura di un volto umano, probabilmente un angelo, affiancato da due volute laterali. La scultura appariva spezzata bruscamente, segno evidente di uno strappo violento dal luogo originario.
Il reperto è stato immediatamente sequestrato per evitare che potesse andare disperso e sono partite le indagini coordinate dalla Procura di Teramo. Gli accertamenti hanno portato i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Aquila fino nelle Marche, nel Fermano, precisamente a Monterubbiano.
Lì i militari hanno ricostruito la provenienza dell’opera: il fregio decorava il timpano del portone principale della Chiesa del Santissimo Crocifisso, edificio storico risalente al 1590. A denunciarne il furto era stato nel 2023 Massimo Sgrilli, priore della confraternita proprietaria della chiesa. Secondo quanto ricostruito, la scultura sarebbe stata rubata in un arco temporale compreso tra il 2002 e il 2019, anni in cui il luogo di culto versava in stato di abbandono.
Proprio quel periodo difficile aveva favorito la sparizione di diversi beni custoditi all’interno della chiesa: dipinti, arredi e opere decorative erano stati sottratti nel silenzio generale mentre l’edificio cadeva lentamente nel degrado.
Per avere la certezza assoluta sull’identità del reperto ritrovato a Teramo, gli investigatori hanno effettuato una comparazione tecnica tra la scultura recuperata e le immagini archiviate nella banca dati dei beni culturali rubati del Comando Tutela Patrimonio Culturale. Le misure, le proporzioni e la conformazione del fregio coincidevano perfettamente con la nicchia rimasta vuota sopra il portale della chiesa di Monterubbiano.
Un elemento che ha confermato definitivamente la provenienza dell’opera, perfettamente compatibile anche con l’epoca di costruzione dell’edificio religioso voluto nel Cinquecento da monsignor Paolo Pagani e affidato alla Confraternita del Santissimo Crocifisso.
La storia, però, questa volta ha avuto un finale diverso. Dopo un lungo intervento di restauro e riqualificazione, la chiesa è stata riaperta al culto il 4 maggio scorso, a quasi trent’anni dalla chiusura. E ora potrà riavere anche uno dei suoi simboli storici.
La Procura di Teramo ha infatti disposto la restituzione ufficiale del fregio alla confraternita. L’opera tornerà così nel luogo per cui era stata realizzata oltre cinque secoli fa, andando nuovamente a occupare quello spazio rimasto vuoto per anni sopra l’ingresso della chiesa.
Un ritorno che non rappresenta soltanto il recupero di un bene artistico, ma anche la restituzione di un pezzo di memoria e identità alla comunità di Monterubbiano.