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Al via il tavolo su Electrolux al ministero delle Imprese e del made in Italy. Al centro il "processo di ottimizzazione" presentato l’11 maggio dall’azienda che è stato respinto come "inaccettabile" dal governo, dalle Regioni e dai sindacati. Il piano prevede circa 1.700 esuberi, circa il 40% dei lavoratori e la chiusura della fabbrica di Cerreto d’Esi.
Il ministro Adolfo Urso ha anticipato in un incontro con i rappresentanti delle Regioni che chiederà all’azienda un "immediato ritiro" del piano industriale e la presentazione di uno nuovo, "su cui avviare un confronto vero , che non preveda licenziamenti collettivi".
All’incontro partecipano rappresentanti dell’azienda e delle organizzazioni sindacali, insieme ai rappresentanti delle Regioni in cui sono presenti gli stabilimenti del gruppo: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche e Veneto e ai sindaci dei comuni interessati.
Fuori dal ministero i lavoratori sono in presidio con bandiere e striscioni: "Art.1. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro", si legge su un cartello "Cerreto non si arrende", hanno scritto su un altro i lavoratori dello stabilimento marchigiano a rischio di chiusura.
"Resisteremo ancora un minuto in più di’ Electrolux", si legge sulle magliette dei dipendenti di Forlì, al centro di grandi proteste nel 2014.