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ROMA – Sono 73 i Comuni italiani, appartenenti a diverse regioni, ad aver presentato ricorso al Tar contro il decreto attuativo della nuova classificazione dei Comuni montani adottato dal Governo dopo l’intesa in Conferenza Unificata. Tra questi, ben 29 sono marchigiani, a testimonianza di un forte dissenso proveniente dal territorio della regione.
A renderlo noto è Ali (Autonomie locali italiane), che spiega come le amministrazioni coinvolte provengano principalmente da Piemonte, Liguria, Abruzzo, Umbria, Puglia, Marche e Toscana. I Comuni hanno scelto di intraprendere un’azione congiunta, affidando la difesa agli avvocati Antonio Bartolini e Antonella Mirabile del Foro di Perugia, insieme all’avvocato Marco Comaschi del Foro di Alessandria per i ricorsi piemontesi.
Alla base dell’impugnativa vi sono diversi profili di presunta illegittimità del provvedimento. In particolare, i Comuni ricorrenti sollevano anche una questione di legittimità costituzionale in via incidentale e pregiudiziale davanti al Tar del Lazio.
Il nodo centrale della contestazione riguarda i criteri utilizzati per definire la “montanità”. Secondo i ricorrenti, la nuova classificazione adottata dal Governo riduce questa condizione a un parametro puramente altimetrico, basato quasi esclusivamente sull’altezza sul livello del mare e sulla pendenza del territorio.
Una scelta ritenuta inadeguata a rappresentare la realtà delle aree interne e appenniniche del Paese. I Comuni sottolineano infatti che le condizioni di svantaggio non dipendono soltanto da fattori geografici, ma anche da elementi più complessi come la distanza dai servizi essenziali, le difficoltà di accesso a sanità e istruzione, la fragilità delle infrastrutture, lo spopolamento e l’invecchiamento della popolazione.
Ignorare questi aspetti, sostengono le amministrazioni, rischia di produrre una classificazione distorta, incapace di fotografare fedelmente il territorio e destinata a generare evidenti disparità tra Comuni con caratteristiche simili ma trattati in modo differente.