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SAN BENEDETTO DEL TRONTO - A San Benedetto del Tronto il problema non è la mancanza di case… Di cemento ne abbiamo già sin troppo! Il problema è che la casa, sempre più spesso, non è più accessibile, i numeri sono netti. Nel 2021 le abitazioni occupate erano circa 20.000, quelle non occupate quasi 9.000. Tradotto, più di tre case su dieci non risultano abitate stabilmente. Sul versante dei prezzi, il costo medio richiesto per comprare casa in città è di circa 4.000 euro al metro quadrato, mentre per l’affitto si parla di oltre 10 euro al metro quadrato al mese. Tradotto, un appartamento di 80 metri quadrati arriva facilmente a toccare gli 800 o 1.000 euro mensili di canone, quando si trova. È da qui che nasce l’emergenza abitativa, non da una generica “crisi del mattone”, ma dallo scarto sempre più violento tra stipendi reali e costo dell’abitare. Per tanti giovani, per tante coppie, per tante famiglie normali, San Benedetto sta diventando una città in cui si può lavorare, ma non costruire un futuro. In questo contesto, diventa quasi inevitabile guardare fuori, verso Acquaviva, Centobuchi, Martinsicuro e gli altri comuni vicini, perché restare in città è sempre meno sostenibile.


Questa non è una libera scelta, è sempre più spesso, una necessità. Il punto è che, mentre la residenza stabile arretra, l’offerta turistica cresce con forza, soprattutto fuori dal comparto alberghiero tradizionale. Negli ultimi anni l’extraalberghiero a San Benedetto è esploso, fino a portare la città a contare circa 12.500 posti letto turistici su poco più di 47 mila abitanti. In sostanza, oggi c’è un posto letto ogni quattro residenti. Il turismo, sia chiaro, non è il nemico, anzi, San Benedetto vive di turismo e sarebbe assurdo negarlo. Il problema nasce quando il turismo smette di convivere con la città e comincia a sostituirla, ossia quando la redditività dell’affitto breve spinge fuori l’affitto lungo, quando la casa diventa rendita e non diritto ed infine, quando il centro urbano viene modellato più sulle esigenze del soggiorno temporaneo che su quelle di chi qui dovrebbe vivere dodici mesi l’anno. Le conseguenze di tutto ciò non sono solo sociali, sono anche economiche e urbane. Se una città si stagionalizza, se si riempie per pochi mesi e si svuota nel resto dell’anno, poi non ci si può stupire se il commercio di prossimità sof f re, se i negozi fanno fatica, se le serrande si abbassano. Il tessuto economico complessivo di San Benedetto, secondo la presentazione comunale basata sui dati della CCIAA, è sceso di quasi mille unità in cinque anni per quanto riguarda le imprese attive, oltre al quadro degli esercizi alberghieri tradizionali, circa 50 in meno rispetto al 2019, a favore della componente extra-alberghiera, che ha continuato a guadagnare peso. Non è ancora una sentenza definitiva, ma il segnale è chiarissimo! Una città che vive soprattutto di flussi e sempre meno di residenti rischia di perdere anche la sua economia quotidiana. Non ci si può lamentare se i negozi chiudono tutti, se stiamo trasformando San Benedetto in un grande villaggio turistico. Il risultato è quello di una città che vive davvero solo d’estate inevitabilmente lascia senza respiro chi dovrebbe lavorare e restare aperto tutto l’anno. C’è poi un altro dato che dovrebbe far riflettere. A San Benedetto la quota dei residenti tra 19 e 25 anni si è dimezzata dal 1994, lo stesso vale per la fascia tra i 26 e i 30 anni. Sarebbe semplicistico attribuire tutto soltanto al caro-casa, ma ignorare il peso dell’abitare sarebbe altrettanto miope. Se i giovani non riescono né a comprare né ad affittare, finiscono inevitabilmente per cercare altrove lo spazio che qui non trovano e una città che li spinge fuori si condanna da sola a diventare più vecchia, più fragile e più povera di futuro. San Benedetto deve decidere cosa vuole essere. Una città vera, abitata, con quartieri vivi, scuole, servizi, negozi e attività aperte tutto l’anno, oppure una splendida vetrina sul mare, ricca di presenze estive ma sempre più vuota di residenti stabili. Le case vuote da una parte e gli affitti impossibili dall’altra non sono un effetto collaterale, bensì sono il segno che qualcosa si è rotto.


Quando una città non è più alla portata di chi ci è nato, di chi ci lavora e di chi vorrebbe metterci su famiglia o di chi già una famiglia ce l’ha, l’emergenza abitativa smette di essere un tema tecnico e diventa il nodo politico più urgente. Da coportavoce comunale di Europa Verde (AVS,) nel percorso politico che guarda alla possibilità di amministrare questa città insieme a Giorgio Fede sindaco, ritengo che il tema dell’abitare non possa più essere rinviato e che servano scelte amministrative precise, capaci di contrastare questi squilibri e di riportare equilibrio tra residenza e turistificazione. Per questo proporremo un fondo di garanzia comunale per gli affitti, in grado di tutelare i proprietari rispetto a morosità incolpevole, danni e spese legali, in cambio di canoni calmierati e contratti stabili. Accanto a questo, servirà uno strumento pubblico dedicato al recupero abitativo del patrimonio inutilizzato, fondato sul censimento degli alloggi sfitti, su convenzioni con i proprietari per rimetterli sul mercato della locazione stabile e, ove ve ne siano le condizioni, anche sulla presa in locazione da parte del Comune, con eventuale gestione affidata a ERAP, oppure sull’acquisto e recupero mirato di appartamenti invenduti o non utilizzati, da destinare prioritariamente alla residenza stabile, all’edilizia sociale e, nei casi consentiti, anche all’edilizia residenziale pubblica tramite graduatoria. È su questo terreno che si misurerà la serietà di chi vuole governare San Benedetto. Restituire alla città un tessuto sociale più giovane, più stabile e più vivo è una necessità concreta per il suo futuro.

Denis Voltattorni - lista AVS-PSI dei candidati alla carica di consigliere comunale

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