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L’Ast di Ascoli compie un passo avanti nella gestione dell’endocardite infettiva, una patologia complessa e potenzialmente grave per la quale una diagnosi precoce e trattamenti tempestivi risultano fondamentali. L’unità operativa complessa di cardiologia e Utic dell’ospedale “Mazzoni”, diretta da Pierfrancesco Grossi, ha infatti avviato lo studio clinico “Preven-Endo”, affiancandolo alla recente pubblicazione di una review scientifica internazionale dedicata all’approccio multidisciplinare alla malattia.

L’obiettivo è migliorare i percorsi clinici, sia dal punto di vista diagnostico sia terapeutico, attraverso modelli organizzativi integrati. “Questo rappresenta un esempio concreto della capacità della nostra azienda di coniugare assistenza, ricerca e innovazione – sottolinea il direttore sanitario dell’Ast di Ascoli, Maria Bernadette Di Sciascio –. Investire in percorsi multidisciplinari e in progetti clinici strutturati significa migliorare la presa in carico dei pazienti e garantire cure sempre più appropriate, sicure ed efficaci”.

Lo studio “Preven-Endo”, approvato dal Comitato etico territoriale delle Marche, si propone di analizzare la prevalenza batterica, le caratteristiche clinico-imaging e la risposta terapeutica nei pazienti affetti da endocardite infettiva. Si tratta di una infezione che può coinvolgere valvole cardiache native, protesi valvolari e dispositivi intravascolari. Il progetto punta inoltre a rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio, contribuendo alla costruzione di percorsi assistenziali strutturati.

Parallelamente, la review scientifica pubblicata sulla rivista internazionale “Journal of Cardiovascular Development and Disease” evidenzia come la gestione moderna dell’endocardite richieda un approccio integrato tra diverse specialità, tra cui cardiologia, malattie infettive, medicina interna, medicina nucleare e assistenza infermieristica.

Lo studio e la pubblicazione sono stati coordinati dal cardiologo Luca Di Vito e dall’infettivologa Giuseppina D’Amato, con il contributo di un ampio team multidisciplinare. Tra i professionisti coinvolti figurano, oltre al direttore Grossi, Procolo Marchese per l’elettrofisiologia, Brunella Rossi e Ivan Santi per la medicina nucleare e la diagnostica avanzata con Pet/Tac, Mariavirginia Boni per la medicina interna e Marida Andreucci per il coordinamento infermieristico.

Importante anche il contributo del team cardiologico e diagnostico composto da Simona Silenzi, Riccardo Pascucci, Antonella D’Antonio, Claudia Acciarri, Giancarla Scalone, Domenico Delfino e Andrea Romandini, oltre alle dottoresse Ilaria Cimaroli e Raffaella Donati per la selezione dei casi clinici. Per la parte laboratoristica hanno collaborato Antonio Fortunato e Daniela Bracciani.

“Si tratta di un modello organizzativo che riflette le più recenti raccomandazioni internazionali – evidenzia Luca Di Vito – secondo cui il lavoro multidisciplinare rappresenta uno dei principali determinanti per migliorare gli esiti clinici nei pazienti con endocardite infettiva”. Sulla stessa linea Giuseppina D’Amato, che sottolinea come “l’integrazione tra competenze diverse rappresenti oggi la chiave per migliorare la qualità delle cure e i risultati clinici”.

Un’iniziativa che conferma il valore delle professionalità presenti nell’Ast di Ascoli e la loro capacità di lavorare in rete per affrontare patologie complesse, con l’obiettivo di garantire ai pazienti cure sempre più efficaci e sicure.

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