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ANCONA - Simone Gresti è stato ritenuto colpevole di maltrattamenti e spaccio ma non della morte di Andreea Rabciuc. Poco dopo le 13 è arrivata la lettura del dispositivo della sentenza che condanna a 4 anni e 6 mesi per maltrattamenti e spaccio, ma assolve Gresti dall'accusa di istigazione al suicidio "perché il fatto non sussiste".
LA RICOSTRUZIONE
È la notte tra l’11 e il 12 marzo 2022 quando Andreea Rabciuc 27 anni di origine rumena, scompare nelle campagne tra Jesi e Montecarotto. Ha trascorso la serata con il fidanzato Simone Gresti e alcuni amici. Dopo una lite, si allontana a piedi senza telefono. Per quasi due anni di lei nessuna traccia. Poi, il 20 gennaio 2024, la svolta: il corpo senza vita di Andreea in un avanzato stato di decomposizione giace in un casolare abbandonato a poca distanza. Ci sono scritte su una trave di legno fatte con un pennarello blu: "Non siete stati voi a togliermi il cellulare... Lui mi ha tolto il cellulare" e "Vi voglio bene", "avrei voluto chiamare mamma". Andreea avrebbe voluto chiamare sua madre, ma non ha potuto perché rimasto nelle mani di Simone. L’autopsia iniziale non riscontra segni evidenti di violenza sul corpo, ma le indagini proseguono per determinare le esatte cause decesso. Il fidanzato, Simone Gresti, viene indagato per istigazione al suicidio e maltrattamenti. Secondo gli inquirenti, l’uomo per mesi aveva abusato psicologicamente e fisicamente della giovane. Accuse che Gresti ha sempre respinto. L’uomo viene rinviato a giudizio. Nel processo il dibattimento è inanellato su due diverse perizie. Una è la consulenza della difesa, elaborata dallo psichiatra Gabriele Borsetti, che svincola l’imputato da una responsabilità sul suicidio della giovane, l’altra è quella della Procura, affidata allo psichiatra Marco Ricci Messori, che vede il gesto estremo commesso da Andreea come risposta alle vessazioni subite durante la loro storia sentimentale. A carico dell’imputato anche un’ulteriore contestazione per spaccio di stupefacenti. La mamma di Andreea, si è costituita parte civile con l’avvocato Rino Bartera. Il giudice ha stabilito che dietro quella morte non vi è una responsabilità penale a carico di Simone Gresti e che quindi si è trattato di un gesto individuale. La difesa non appena verranno depositate le motivazioni valuterà ricorso in appello.