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PESCARA – Una lite nata da un gesto banale, una telefonata tra compagni di scuola, si è trasformata in un episodio di violenza estrema che scuote la città. Un ragazzo di 17 anni è stato brutalmente aggredito venerdì sera in via Piave da un coetaneo, suo compagno di istituto, riportando gravi lesioni al volto e all’orecchio. La prognosi è di quaranta giorni e per il giovane ferito è previsto un intervento chirurgico per tentare di ricostruire la parte di orecchio staccata a morsi.

Secondo quanto ricostruito, l’aggressione sarebbe scoppiata per motivi di gelosia. La “colpa” della vittima sarebbe stata quella di aver telefonato a una compagna di classe, fidanzata con l’aggressore. Un gesto interpretato come una provocazione intollerabile, sfociata prima in una raffica di pugni al volto – almeno tre, sferrati con violenza – che hanno causato la frattura del naso, e poi nel morso che ha provocato il distacco di una porzione dell’orecchio.

Una violenza improvvisa e sproporzionata, che lascia sgomenti non solo per la gravità delle ferite ma anche per l’età dei protagonisti. Entrambi minorenni, entrambi studenti dello stesso liceo, entrambi residenti a Pescara. Un dettaglio che smonta le facili etichette e i commenti stereotipati che spesso accompagnano episodi simili: non si tratta di risse tra bande o di criminalità importata, ma di un conflitto nato all’interno di un contesto quotidiano, scolastico, apparentemente normale.

L’episodio riaccende l’attenzione sul tema della violenza giovanile e sul possesso emotivo vissuto come diritto. Una gelosia che degenera, alimentata dall’idea che una relazione possa giustificare il controllo e la punizione. Intanto la comunità scolastica resta sotto shock, mentre le forze dell’ordine stanno valutando le responsabilità penali dell’aggressore, nonostante la minore età. Un fatto che lascia ferite profonde, non solo sul corpo della vittima, ma anche nel tessuto sociale della città.

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