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AVEZZANO - L’uccisione dell’orsa Amarena, simbolo dell’Appennino e della fragile sopravvivenza dell’orso bruno marsicano, continua a produrre effetti anche sul piano giudiziario. Il processo aperto per accertare le responsabilità dell’episodio ha subito un nuovo rinvio, a causa di vizi procedurali che hanno imposto alla Procura di riavviare l’iter dall’inizio. Una situazione che, secondo l’associazione Appennino Ecosistema, rischia di compromettere l’efficacia dell’azione giudiziaria e di aprire la strada a possibili annullamenti futuri, fino al pericolo concreto della prescrizione.

Per l’associazione ambientalista, impegnata fin dall’inizio nella vicenda, affrontare tempestivamente le criticità procedurali rappresenta una scelta necessaria per evitare che l’intero procedimento venga vanificato nei gradi successivi di giudizio. Appennino Ecosistema ha confermato l’intenzione di ricostituirsi parte civile anche in questa nuova fase, ribadendo la volontà di seguire il processo fino in fondo.

Al centro della posizione dell’associazione vi è soprattutto il corretto inquadramento giuridico dell’uccisione dell’orsa. Il caso, viene sottolineato, non può essere ridotto a una generica uccisione di animali, ma deve essere letto come un grave attentato a una specie selvatica protetta e, più in generale, a un ecosistema di eccezionale valore. Per questo motivo viene chiesta l’applicazione delle norme speciali sulla tutela penale dell’ambiente già presenti nell’ordinamento italiano, introdotte in recepimento della direttiva europea sui delitti ambientali.

Secondo Appennino Ecosistema, oltre all’articolo 544-bis del codice penale, dovrebbero essere valutate fattispecie più specifiche e severe, come quelle relative all’uccisione di specie animali selvatiche protette e ai reati ambientali che puniscono il deterioramento o la compromissione significativi di ecosistemi, biodiversità, flora e fauna. L’uccisione di un singolo esemplare, in un contesto di estrema rarità come quello dell’orso bruno marsicano, viene considerata infatti un danno rilevante all’equilibrio ambientale complessivo.

L’associazione evidenzia anche il peso economico e organizzativo che i continui rinvii comportano. Appennino Ecosistema è l’unica realtà ad essersi costituita parte civile senza il supporto di un avvocato, mentre per le altre associazioni ogni slittamento del processo implica costi aggiuntivi. Equiparare, sul piano giuridico, l’uccisione di un orso protetto a quella di un animale domestico comune viene giudicato un errore grave, oltre che un’offesa al principio di tutela della fauna selvatica e degli ecosistemi sancito dalla legge.

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